Da una corte polacca
alla nostra bottega.
La storia del babà comincia intorno al 1725 nella corte di Stanislao Leszczyński, re di Polonia esiliato in Lorena. Trovando il kugelhopf troppo secco, il re ebbe l'intuizione di inzupparlo nel vino Tokaj — e poi nel rum. Secondo la tradizione, lo battezzò "Ali Babà" in onore del personaggio delle Mille e una Notte che stava leggendo. Il nome fu poi abbreviato semplicemente in "babà".
Il suo pasticciere Nicolas Stohrer perfezionò la ricetta e nel 1730 aprì a Parigi la pasticceria che porta ancora oggi il suo nome — la più antica della capitale francese. Fu nelle cucine parigine che il vino cedette il posto al rum, dando vita al baba au rhum.
In Italia il babà arrivò tra il XVIII e il XIX secolo attraverso i Monzù — chef di formazione francese al servizio dell'aristocrazia. La ricetta fu perfezionata: via l'uvetta, dentro la caratteristica forma a fungo alto e soffice, e la bagna al rum come elemento centrale dell'esperienza. Da allora il babà è diventato uno dei simboli della pasticceria italiana, al punto che l'espressione "Sì nu' babà!" è il più grande dei complimenti.
Il Mio Babà di Le Arche raccoglie questa eredità di tre secoli e la sigilla in un vasetto di vetro Weck: artigianale, senza conservanti, con una shelf life di 36 mesi a temperatura ambiente. La tradizione, intatta e pronta da servire.